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Trees | no colours

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Siamo giunti ufficialmente all’ultimo pensiero autunnale, prima che l’inverno ci porti via con sé. Gli alberi sono cambiati, settimana dopo settimana, e ora mi trovo qui, in una specie di stasi, un desiderio che non si avvera o che forse si avvererà, un desiderio che si chiama neve. E io sognavo che questo ultimo capitolo si potesse chiamare bianco ma forse è meglio così, sì, questo calzino stropicciato non ha nessun colore e nulla avviene per puro caso.

E’ curioso ritrovarsi a segnare cose sul calendario, o sulla fedele moleskine, scorrere le pagine, cercare nuove caselle e non trovare più nulla, un vuoto che convenzionalmente chiameremo duemiladiciassette, ma che io vorrei chiamare solo così: bianco. Una pagina bianca su cui ricominciare, su cui riscrivere un nuovo capitolo, la neve fresca ancora priva di impronte su cui stendersi per fare gli angeli.

Un sacco di poeti ma anche un sacco di persone meno poetiche paragonano il passaggio dall’autunno all’inverno ad una morte e associano invece la primavera alla vita, al germoglio, alla rinascita. Secondo me non è così. Un albero che perde le foglie non è un albero che muore, anzi, credo sia la più bella rappresentazione di un albero vero.

Le foglie sono un po’ come le ciprie e i rossetti, e anche come i vestiti: confondono, uniformano, a volte perfino mascherano. Un albero senza foglie racconta un sacco di storie. Ti parla del suo rapporto col vento, ti svela le sue cicatrici, non ha più le ciliegie come orecchini pendenti, tutt’altro: scopre le sue braccia e la sua corteccia senza sovrastrutture, non si nasconde. Ed è così, in un certo senso, anche per me.

Buoni propositi che ho pensato prima di salutare l’autunno:

A, I’m not a google snippet. Non ci si può più fidare dei frammenti. Neanche gli archeologi li assolutizzano quando trovano un centesimo del reperto che stanno cercando o che scoprono, quindi non possiamo farlo nemmeno noi. E’ come giudicare il famoso libro dalla copertina, è accontentarsi di un estratto quando puoi leggere l’intero manoscritto, è considerare un film già molto brutto, passabile o piuttosto bello perché hai già visto il trailer, è pensare che un disco sarà insignificante o meraviglioso solo perché hai ascoltato il primo singolo. Nevermore, no.

B, Non di solo burro d’arachidi vive l’uomo. Ma neanche di solo pane. Così sarà bello trovare un equilibrio nella propria vita, e non passare sempre e solo dall’Iperuranio platonico al riso soffiato dei cereali della colazione in un minuto, che per me rappresentano da sempre la sostenibile e diretta leggerezza dell’essere. Perché la virtus che sta in medio è così stupenda ma anche così difficile che quasi ci rinunci. Invece io ce la voglio fare, e ambire alla leggerezza che sa essere saggia, alla conoscenza che sa renderti leggero, alla dolcezza così bella che sa anche essere forte e decisa.

C, (come) confrontarsi, non confrontare. Basta confronti tra cose troppo distanti da quello che si è, o che se anche fossero simili, non potranno mai essere come quello che si è. Perché ognuno è speciale, a modo suo, e per qualcosa che ancora magari non conosce ma che quando scoprirà lo renderà ancora più felice. Ma confrontarsi sì, quello sempre. Ascoltare. Incontrare. Rielaborare. Sempre. E stare pure un po’ zitti.

D, cercare ciò che è stimolante, e non solo quello che è ispirante. Un cuore di carta, o di vetro, o di qualsiasi materiale, per quanto decorato, luminoso, sensazionale, può essere una cosa buona, ma non sarà mai come un cuore che pulsa.

E, la curiosità (intesa in senso buono) può salvare da ogni male. Ovunque ci sia pigrizia, non accadono cose troppo positive.

F, ho scoperto da poco che io e i latticini non andiamo perfettamente d’accordo, ma me ne sono fatta una ragione. Però, ogni volta che devo evitare di mangiare qualcosa, elaboro metafore sul cibo che includono l’alimento proibito. E così, la vita è come il latte, se non stai attento e lo sbatti troppo, ottieni qualcosa che assomiglia al burro ma il burro manco è, se invece non ci vai troppo forte ma neanche troppo piano, riesci a fare dell’ottima panna (e io la adoro). P.S. mi manchi

G, i film western possono insegnare cose molto più interessanti di quanto pensassi. Gli indiani quindi sono i buoni o i cattivi? E se non fossero nessuno dei due?

Francesca

Ciao, mi chiamo Francesca. Sono nata il 25 febbraio e per mestiere vivo da vent'anni in un cassetto di sogni stropicciati. Le farfalle che abitano il mio stomaco passano di tanto in tanto a trovare i pensieri nella mia testa, dove vivono a forma di palloncini. Ho due cuori, uno è un battito di ciglia, l'altro un prisma con venti facce triangolari. Ho guardato a lungo uno specchio che mi ricordava quella che sembravo e non quella che ero, ma da oggi voglio navigare senza le vele. Lontano.

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8 Discussion to this post

  1. claudio scrive:

    Non mi sono mai fidato tanto di trailer e frammenti, cara Francesca, o l’intero o niente!non perché sia ingordo o goloso (tranne di cioccolata), semplicemente perché, come anche tu osservi, non si può giudicare qualcosa se non la si conosce a fondo!la mia colazione: caffè, nastrine e mentro guardo le notifiche una sigaretta al volo, poi carburo!bello il tuo pensiero su quest’anno che sta per finire, anche per me intenso e spesso difficile, ma lo rivivrei comunque.

  2. Stefano scrive:

    Ciao carissima Francesca, mi sono innamorato di questo post. La neve fresca priva di impronte come una pagina bianca…gli alberi spogli che mostrano la loro vera forma senza sovrastrutture come le persone che rivelano il loro vero essere, la loro anima…
    Mi sorprendi sempre (in positivo) con i tuoi pensieri, mi coinvolgono e mi affascinano oltre a condividerli quasi sempre.
    Grazie infinite per condividere con noi i tuoi pensieri e farci stare in un certo senso vicino a te ❤…connessi ma dispersi nel mondo..(cit.) 😄
    P.S.: per me gli indiani sono i buoni, nei film western tifo sempre per loro 🏹 contro i bianchi invasori

  3. ClaudioA scrive:

    Forse adesso non ha ancora colore, ma il bianco arriverà. E sarà un bel bianco su cui scrivere un nuovo bellissimo capitolo, dopo quello indimenticabile appena trascorso. Insieme.

    Dopotutto, il BIANCO sono tutti i colori visibili INSIEME.

  4. GiovanniC scrive:

    H, Perdersi è forse il modo più efficace per ritrovarsi 🙂

    Grazie, spero davvero di riuscire a riempire le pagine bianche questo 2017 🙂

  5. Albino d'adda scrive:

    STUPENDI BLOG come sempre..arriva l’inverno e da noi e’ da 10giorni che vediamo solo nebbia ,e la neve dove sara’…..uso questo spazio per dirti se per caso prima di natale vai a milano,perche’ alla sony,ti aspetta un bellissimo biglietto di auguri….e poi dimmi che ne pensi…..al prossimo mercoledi ……

  6. Davide Fazio scrive:

    Ciao Francesca, con un pò di ritardo commento questo tuo pensiero autunnale ”no colours”. Mi hai fatto pensare che se qualcuno mi chiedesse di descrivere te con un colore credo che direi proprio il bianco. Di tutti secondo me è quello che ti rappresenta di più. Ricordo che più volte hai detto che il tuo preferito è il blu ma bianco è per me la semplicità dell’essere umano. E poi ti dona anche nel vestire! 😛

    Riguardo la neve che desideri… arriverà. Io l’ho vista 2 anni fa l’ultima volta, nevicò il 31 dicembre 2014. Che c’è di strano dirai? Per uno che vive al sud vicino al mare è un fatto più che raro. Davide. 🙂

  7. claudio scrive:

    inizio già da ora ad augurarti buon Natale

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