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Missione di felicità

Ci sono quei giorni in cui lungo le strade vorresti vedere ancora cabine telefoniche. E non solo per mandare messaggi d’amore, chiamare i nonni, andare a caccia di schede per la propria collezione o per un interesse agli oggetti vintage, no. Ci sono cabine telefoniche che nella storia hanno avuto un ruolo molto più importante.

Un giorno infatti qualcuno mise dentro ad una cabina telefonica di Parigi una scatola di ricordi. Una scatola contenente i giochi e le foto di un bambino, di un bambino ormai adulto, di un adulto che solo quel giorno rivide quella scatola, in quella magica cabina. E pianse. Pianse i suoi ricordi, la sua gioventù perduta che finalmente ritrovava.

Il “qualcuno” artefice di questa operazione era una certa Amélie Poulain, giovane e introversa ragazza francese pronta ad una vera e propria missione, una missione di felicità.

Credo di non essere stata la sola ad essere rimasta ammaliata da quel “favoloso mondo”, che ormai ha 15 anni di vita ma continua a brillare di verità, di verità per la vita stessa. E di amore, per il mondo, per se stessi.
Spesso mi chiedo senza risparmiare punti interrogativi quale sia il senso più profondo del mio fare musica e del mio scrivere e cantare canzoni, ma poi mi rendo conto che, nel mio piccolo, ho anch’io una missione. Ed è una vera missione di felicità, di condivisione, di amore per le cose piccole, ma grandi, semplici e quotidiane ma speciali, il viaggio dentro di sé e fuori.

Quando avevo 13 anni, sono andata a Parigi per conoscere Amélie. L’ho cercata per le vie di Montmartre, fino a quando ho raggiunto Rue Lepic, dove lavorava al Café des 2 Moulins.
Sono entrata e ho ordinato un frullato alla banana, ma non c’era tra le cameriere del locale. Quando ho chiesto di lei, mi hanno indicato la parete in fondo, e lì c’era una frase: “J’ai trouvé ma dessineé a travers l’amour – J’ai destinee l’amour”.

Francesca

Ciao, mi chiamo Francesca. Sono nata il 25 febbraio e per mestiere vivo da vent'anni in un cassetto di sogni stropicciati. Le farfalle che abitano il mio stomaco passano di tanto in tanto a trovare i pensieri nella mia testa, dove vivono a forma di palloncini. Ho due cuori, uno è un battito di ciglia, l'altro un prisma con venti facce triangolari. Ho guardato a lungo uno specchio che mi ricordava quella che sembravo e non quella che ero, ma da oggi voglio navigare senza le vele. Lontano.

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2 Discussion to this post

  1. matteo_p ha detto:

    io amavo e amo ancora ora la pazzia di amélie talmente tanto che anch’io insieme a mia sorella siamo dovuti andare al cafè e sinceramente stare li era molto strano sembrava quasi di rivivere il film

  2. StefanoZ ha detto:

    Io purtroppo non ho visto il film ma sono andato a leggermi la storia che mi è piaciuta e sicuramente alla prima occasione mi vedrò il film. Vorrei confermare a Francesca che senza dubbio un senso del suo scrivere e cantare canzoni sia far felici chi le ascolta. Nel mio piccolo c’è sicuramente riuscita, non solo a farmi felice ma anche a farmi provare tante belle emozioni nel sentire la sua voce e le sue canzoni. Non so se sono le stesse che lei voleva trasmettere ma sicuramente mi sono arrivate dritte al cuore e mi fanno riflettere e pensare su quanto ho fatto nella mia vita fino ad ora e quanto di buono posso e potrei fare. Grazie di cuore Francesca, spero che continuerai a lungo con la tua missione!

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