B)SIDE

Menu e Ricerca

Merenda #7: Everybody’s looking for something

large

*per merenda: una tisana e una barretta di sesamo.

Camomilla alla vaniglia e miele. Mi abbraccia già da qualche mese.

In realtà ho notato che in tour mi dimentico di fare merenda, e qualsiasi cosa io possa mangiare, so già che tanto mi rimarrebbe sullo stomaco. Agitazione sempre a mille, però almeno bevo un sacco di tisane 😉 . A Treviso la Maria Elena mi ha portato una scatola, ovviamente gialla, con dentro un po’ di infusi buoni buoni per questi giorni di raffreddore e autunno che pare dicembre.*

E’ arrivato il freddo, questa cosa non mi piace ma la devo accettare, con maturità.

A volte fa freddo non solo fuori, ma anche dentro, e lo devi accettare, con serenità.

La vita ogni tanto è pesante di suo, quindi bisogna fare un po’ finta che la forza di gravità sia quella della luna, e viverla, con leggerezza. Domani tra l’altro è il giorno delle piume.

Capelli bianchi non ancora in vista per quanto mi riguarda, ma la continua sensazione di avere la pelle sotto la pelle che è come quella di una castagna. Anzi, aggiungo comunque che i capelli stanno tornando biondi man mano che si avvicina il Natale. Forse ho la testa che sogna Cuba. Senza forse.

1983, ve l’ho già chiesto in queste due settimane. Che è successo?

Io non c’ero ancora ma a volte è come se ne avessi la nostalgia… Si può avere nostalgia di qualcosa che non si ha mai vissuto?

Secondo me sì.

A me questa nostalgia solitamente viene più nei fine settimana che durante il mercoledì, ad esempio spesso il sabato mi viene nostalgia del concerto dei Queen a Wembley. Mio papà si era pure comprato le scarpe uguali a quelle di Freddie Mercury e poi ogni volta che devo fare una scaletta penso a quel live. La tracklist più bella di sempre!

In questi giorni ho dormito un po’ di più e mi sono ricordata anche che quando facevo le docce calde in questo periodo dell’anno non me le godevo mai abbastanza perché pensavo sempre che dopo dovevo finire i compiti di matematica. Mai finiti i compiti prima delle sette mezza, mai. Probabilmente mi fregavano i telefilm post pranzo.

Poi continuano a passare Into The Wild in tv e io non posso non pensare al liceo. Tra l’altro facevo zapping e mi sono imbattuta proprio nella scena in cui Ron chiede a Supertramp di adottarlo come figlio e crock il mio cuore si è spezzato con lo stesso suono di un chocapic sotto i denti mattutini ed è partita una fontana di Trevi dagli occhi.

Times are hard for dreamers. La frase più letta, ovunque, quand’ero alle superiori. La frase dell’adolescenza. Sì, che è un passaggio della vita molto complicato ma straordinariamente bello, quello dove non solo cresci, ma impari a crescere, ti rendi conto che non è proprio la cosa più semplice, e i sogni sono l’essenza primaria di ogni slancio o movimento, lo scudo e la coperta, il vento che soffia sempre.

La parola sogno è la piastrella principale del soffitto della mia testa, il lato del cubo che è la mia stanza rimasto bianco, mentre tutte le altre pareti sono blu, i sogni sono questi palloncini che da rossi si sono sintetizzati per di20are gialli, però come sogna Amélie, ad esempio, è qualcosa che è avvenuto molto prima in me, ma a che volte ritorna. E che sinceramente mi spaventa anche un po’.

Teoricamente perché un sognatore di Montmartre sopra i diciannove è immediatamente immaturo, a tratti pure sfigato. Ragiona così ora il mondo attorno a me. Uno dei traumi più grossi li ho subiti quando 1. la prof di filosofia ha bocciato la mia tesina su Amélie in quinta superiore 2. quando mi è stato detto smetti di vivere dentro al mondo di Amélie.

In quel preciso momento mi sono resa conto che io avevo magari anche un sacco di pregi, ma non avevo né una variabile costante di serenità, né una dose affidabile di maturità, tantomeno una noncurante leggerezza. Arrivederci mondo crudele, Je pensais. Così ho scritto una canzone in cui a un certo punto chiedo scusa se vivo dentro ad un film, tipo espiazione delle colpe. Che a livello creativo è bello eh, ma personale insomma. Ironicamente consiglio quindi di non farmi stare male perché altrimenti si finisce in un pezzo in cui mando magicamente a quel paese qualcuno o qualcosa.

Detto questo è incredibile come le cose che regalano più solidità siano fatte di sole e semplicità. Piove troppo qui invece, maledetto cervello. Ciao sono Francesca e credo di essere una bella persona, ma penso troppo e spesso inutilmente e mi perdo dentro una tazza di .

Il prof alle medie: “Costanza, lei conosce la questione dell’infinito dentro ognuno di noi? Oppure quella metafora dell’isola o della terra desolata che ci rappresenta? Beh lei ha un’altra geografia. Lei è un vulcano in un abisso marino che erutta fuoco fino al cielo.” Mamma mia che ansia, ci vedo il blu scuro e il rosso fuoco insieme, però è anche fico dai.

“Lei è un’esplosione”. Grazie Prof, questa storia dell’esplosione sarebbe bello raccontarla, ma non ora…

Parliamo di ora, appunto, del fatto che ora non siamo più dei veri e propri dreamers. Altrimenti ti prendono in giro. Anche se la pubblicità usa lo stesso Shakespeare per far colpo e ti dice che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni sì, è vero, ma meglio non dirlo in giro, altrimenti non sei credibile. Io credo, mi assumo le responsabilità di questa frase, che sognare sia diventata una cosa commerciale, e commerciabile. Ed è un po’ triste. Immaginare < Sognare < ?

Visto che sta per finire il viaggio di di20are (che comunque continuerà a diventare, sia chiaro, semplicemente si trasformerà in qualcos’altro) ho riflettuto sulla questione sogni che diventano e che continuano. Sono ancora una sognatrice? Ho il coraggio di sognare? Nonostante i tantissimi sogni realizzati, nonostante le gioie e le porte in faccia, io credo che i palloncini possano anche solidificarsi in un certo senso. Sì, io non voglio che si sgonfino, io voglio che facciano la scorza. E che diventino fiduciosi, diventino believers, soprattutto in loro stessi, e nella loro capacità di volare.

Non si vola con un peso attaccato al piede, si vola con l’entusiasmo, si vola con un po’ di esperienza e serenità.

Questo blog porta il titolo della mia frase preferita di Sweet Dreams degli Eurythmics che però non mi andava di sezionare, perché il significato profondo del brano è quello del sadomasochismo, che non mi interessa. Tutti sono alla ricerca di qualcosa. Nel bene e nel male. E cercare in generale fa bene. E’ una frase abbastanza realistica, perché il mondo che odia Amélie cerca qualcosa, il mondo di Amélie cerca qualcosa. E lo ottiene forse, con modi diversi.

Mentre io cercavo qualcosa, la Maria Elena mi ha preparato la merenda per i giorni di tour in cui non me la sentirò di mangiare, o non ne avrò il tempo. La condivido qui, per chi viaggia i sette mari e il mondo e non sa se sta cercando bene, per chi pensa di viaggiare, di conoscere e di sapere, ma in realtà ha la mente sul divano di casa, per chi non ha capito cosa sia l’amore e si appoggia ai sentimenti di fine decennio, per chi dà tutto per scontato:

Se usi uno shampoo al miele le api ti ronzano attorno, soprattutto se ormai è autunno e di fiori ce ne sono pochi. Divento fiore?

Mi sono chiesta se sia un problema di forma o di contenuto.
Se sia io o se è lo shampoo.
Poi ecco, in realtà io ho sempre scelto solo cose che parlino di me. Se è miele è perché ora sono miele dentro.
La mattina, sai, è bello spalmato sul pane caldo e con una tazza di caffè amaro a intervallarne la dolcezza. Ci vuole la giusta misura in tutto, e poi a me affascinano gli ossimori, e non chiedermi perché. È proprio questo, miele e caffè e non so perché.

Francesca

Ciao, mi chiamo Francesca. Sono nata il 25 febbraio e per mestiere vivo da vent'anni in un cassetto di sogni stropicciati. Le farfalle che abitano il mio stomaco passano di tanto in tanto a trovare i pensieri nella mia testa, dove vivono a forma di palloncini. Ho due cuori, uno è un battito di ciglia, l'altro un prisma con venti facce triangolari. Ho guardato a lungo uno specchio che mi ricordava quella che sembravo e non quella che ero, ma da oggi voglio navigare senza le vele. Lontano.

Articoli correlati
Lettera di un Walkman allo Streaming

Lettera di un Walkman allo Streaming

Caro Stream, Probabilmente non leggerai fino alla fine questa lettera.…

B)SIDE

B)SIDE

Benvenuti nel blog numero ZERO, che formalmente non è il…

Una cosa

Una cosa

Ciao lettore di blog, di cassetti, di calzini, di quello…

10 Discussion to this post

  1. claudio scrive:

    Sai Francy?penso che ad un certo punto della nostra vita dobbiamo “smettere” di vivere nel nostro mondo interiore (il tuo quello di Amelie, il mio quello di un vecchi telefilm andato in onda nel 1983, Ralph supermaxieroe, una volta per imitarlo mi stavo rompendo un braccio, vedi tu), allo stesso tempo dobbiamo mantenere vivo il ricordo del nostro mondo personale, un po’ rifacendoci al fanciullino di pascoliana memoria!come film romantico (stile Prima dell’alba) ti consiglio Before we go con Chris Evans, romantico con stile da guardare una sera avvolti nel piumone.

  2. Emanuele Verardo scrive:

    Ciao Francy, un ennesimo pensiero bellissimo in questo blog, e io devo dire che quando facevo le superiori arrivavo a casa alle due, quindi mangiavo, andavo a sentire la musica in camera e subito dopo mi mettevo a fare i compiti. Comunque manca sempre meno al momento in cui ci rivedremo e cioè a Sabato, io non vedo l’ora di re-incontrarti al Campus a Parma, insieme ad altri amici ti stiamo preparando qualcosa di speciale sperando che tu non ti emoziona mentre canti

  3. Io nel 1983 avevo appena tre anni, ma nella mia città (Roma) accadde qualcosa di straordinario che le gente attendeva da 41 anni: lo scudetto della “Magica”. Erano, musicalmente, anni di rottura: la darkwave colorava di nero un’intera generazione di ragazzi dalla natura inquieta. The Cure, The Smiths, Joy Division e Siouxsie and the Banshees, tanto per citare i gruppi più rappresentativi. Non voglio occupare troppo spazio, ma ci tenevo a complimentarmi con te per il tuo tour. Fortunatamente, avrò l’opportunità (per la terza volta) di ascoltarti dal vivo all’Orion, certo che sarà una serata piacevole e, soprattutto, intensa da un punto di vista musicale. Un abbraccio!

  4. Albino d'adda scrive:

    che dire di questo blog….una meraviglia,si parla ancora di sogni,e tu che ti soffermi su una verita’,se parli di sogni ora ti prendono per pazzo,ma non bisogna mai smettere di sognare ,anche se la vita ti sta appagando e ti sta dando tantesoddisfazioni.sognare sempre,altrimenti che serve vivere??? prima parli del 1983.mi ricordo quando lo spiegavi al fabrique,introducendo la cover sweet dreams e la famosa frase ”tutti siamo alla ricerca di qualcosa”..sempre altrimenti che serve vivere???(ripetizione voluta)..chiudo questo commento felice nel leggere la grande amicizia che ti lega a maria elena,e qui mi collego al credere,come i sogni,oggi non si crede piu’,nemmeno negli amici,e questo vostro legame ,invece e’ solido,anche adesso …questo vuol dire che tu francy sei ancora tu,nella tua semplicita’ ,nella tua dolcezza,nella tua umilta’….SOGNARE e CREDERE,due verbi difficili da attuare al giorno d’oggi…grazie francy ,ti voglio bene

  5. michele scrive:

    Saggia Francy, non so se hai mai visto il film “Midnight in Paris” di Woody Allen, ma me lo hai fatto venire in mente. Praticamente il protagonista di questo film è innamorato della Parigi degli anni 20, soprattutto per l’arte, la letteratura e la musica del periodo, e tutti intorno a lui non lo capiscono a fondo e non riescono a sentire quello che sente lui, lasciandolo solo nel suo fantasticare, e lui continua ad avere questi occhi che sognano persi nelle sue fantasie, finché una notte, durante una vacanza a Parigi, sale su una bella vettura d’epoca e si ritrova trasportato nell’ epoca d’oro che sognava, e gli sembra tutto così eccitante e meraviglioso che stenta a crederci, così le notti seguenti continua a tornare in quel posto che in qualche modo riesce a portarlo indietro nel tempo e fa amicizia con gli artisti che aveva sempre stimato e si innamora anche di una ragazza che, come lui, sogna epoche passate.
    Alla fine della storia capisce che è insito nell’animo umano essere un po’ nostalgici per un passato migliore o nei confronti di situazioni o epoche mai neanche vissute ma splendidamente idealizzate, questo perché il presente è fin troppo vero e immediato e non lascia molto spazio alla fantasia.
    Ma l’importante è avere sempre gli occhi che sognano e sperare di trovare un giorno altri occhi in cui specchiarsi e rivedere s’è stessi. Come dice Chris “La felicità è autentica solo se condivisa”, e sognare non costa nulla …

  6. michelangelo scrive:

    Nel mio di cassetto. 🙂

    Il fatto è che adoro le ragazze che indossano le calze a strisce, mi ricordano un’artista di strada che si fermava qui in viale Magna Grecia, doveva essere francese, non so se lo fosse ma per me era francese, sorrideva e mi veniva da sorriderle.

    Io nel cassetto ho diverse paia di calze marroni e molte paia di calze blu, niente mi fa sentire apposto come quando indosso le calze blu. Anzi c’è una cosa che mi fa sentire apposto come le calze blu ed è la mia polo blu.

    Spero che il giorno in cui dovessi incontrare la donna della vita io indossi la mia polo blu e lei le calze a strisce, così mi verrebbe da sorridere.

    Poi ci penso e so che se anche fosse inverno ed io non indossassi la polo e lei non indossasse le calze a strisce, saprei che è la donna della mia vita, metterei la mano sul cuore e mi verrebbe da sorriderle.

  7. love is better scrive:

    ciao fra forse troppo tardi o spero di no ho trovato quella x che in tutto questo tempo non riuscivo a capire dove era… con qualche casino in più spero se tutto non è una favola finita male di poter rimediare per quella persona che penso ha perso troppo tempo dietro a un coglione. troppe cose ho già sbagliato nella mia vita spero che almeno una di poterla salvare.. chiedere scusa a volte per troppi sbagli è un casino. ho preteso troppe cose quando vorrei solo sapere di non aver distrutto l’unica “cosa” bella che mi poteva capitare nella vita. vorrei non fosse solo un sogno. vorrei non fosse un ciao ma un arrivederci.

  8. Michelangelo scrive:

    Vedi mio commento precedente #precisiamo a posto si scrive non apposto, in questo caso, scusa😅😃😃

  9. Antonio scrive:

    Ciao Francesca, grazie ancora per tutti questi tuoi pensieri che condividi con noi! voglio darti un consiglio: fregatene del mondo e di quello che pensano gli altri, continua a sognare senza vergogna! Tanto qualsiasi cosa fai o pensi ci sarà sempre qualcuno che ha delle critiche da fare, giudicare il prossimo ormai è il peccato e il vizio dominante nella società di oggi! Fregatene di tutto e di tutti, preoccupati solo di seguire Gesù e Maria, loro mai ti giudicheranno, ti amano come sei! Preoccupati solo che Dio sia contento di te! Ciao, apresto, un bacione da Antonio, il tuo amico non vedente che ti segue sempre!

  10. ClaudioA scrive:

    Le cose che abbiamo in comune aumentano! E non solo è curioso avere in comune così tante cose, ma spesso sono curiose di per sè! 😅 Non saprei indicare di preciso il 1983, ma anch’io provo una misteriosa nostalgia per la musica degli anni precedenti alla mia nascita. Sai, la musica anni 70-80….. un po’ di tutti i generi, ma se devo scegliere una su tutte penso subito a “Gold” degli Spandau Ballet. E indovina l’anno? Sono andato a controllare e neanche a farlo apposta è del 1983! 😱 Pazzesca questa cosa! Non so come sia possibile provare nostalgia per cose più vecchie di noi. A volte sono arrivato a pensare che la storia della reincarnazione sia vera e che nella vita precedente dovevo essere un fan di questa musica, perchè mi piace inspiegabilmente tantissimo pur essendo lontanissima dal genere che preferisco. Ma probabilmente la spiegazione è molto più semplice: tu l’hai ascoltata da piccola da tuo padre e io, più banalmente, dalle colonne sonore di videogiochi che ho amato. 😅

    Ma passando a cose più serie, ti capisco anche quando dici che gli altri non concepiscono come si possa amare così tanto il mondo di un film o di un telefilm (quelli post pranzo sono indimenticabili 😉 ), da viverci dentro. Certo, non viverci dentro nel senso di confonderlo con quello reale (almeno spero sia così anche per te), ma di averlo interiorizzato talmente tanto da guardare ciò che ci circonda con quegli occhi, anche per il semplice fatto di aver imparato delle cose e provato delle sensazioni che poi tenti di ritrovare in ciò che ti capita tutti i giorni. E questo non lo trovo da pazzi, anzi lo vedo come una conferma che le esperienze non si fanno sono col corpo ma anche con la mente. L’ho capito appieno proprio guardando un telefilm che ho incredibilmente adorato alla follia (come capita sempre per le cose incontrate per caso): si chiama “Being Erica” (a proposito te lo consiglio perchè sono stra-sicuro che ti piacerebbe tanto, fidati) e quando alla protagonista sembra crollare tutta la vita che ricorda di aver vissuto, lei dice: “Anche se questo non è reale, anche se tutto quello che ho sperimentato non era reale, io sono cambiata però; questo è reale. Io mi ricordo tutto, ogni lezione bella o brutta, ogni vittoria, ogni sconfitta, e non posso buttare via tutto, non posso buttare la mia vita”. Perchè anche se quello che viviamo non è reale, per noi lo è, ne percepiamo gli effetti, ci cambia, ci fa crescere e non possiamo ignorare noi stessi e chi siamo di20ati. Siamo chi siamo anche grazie a questo e non possiamo buttarlo via. Anche i sogni di cui parli cosa sono se non realtà che viviamo nella mente ma che ci spingono ad essere e ad agire di conseguenza, per realizzarli nel mondo reale? E sono un motore indispensabile, anch’io me ne sto rendendo sempre più conto crescendo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi "Invio" per cercare.