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Lettera di un Falafel a una Lasagna aka Pasticcio

Ciao,
Sono molto preoccupato per te.
Lo so che ti sembrerò inopportuno ma non ci dormo la notte e non posso fare a meno di scriverti questa lettera, anche se puzza di fritto, ma che ti devo dire… è fatta con il cartoccio giallo del reparto friggitoria, altro non avevo al momento.
Non ti si vede in giro dal pranzo del sabato di fine febbraio, e so che una delle nipoti ha chiesto di te più volte, anche il luglio scorso, ma hanno fatto tutti una faccia strana a sentire il tuo nome e lei ha dovuto cambiare immediatamente argomento.
Non so più a chi credere, non capisco più da che parte stare.
C’è chi dice che sei cambiata, che non tornerai più, che Miss Flour non ti ha più chiamata e siccome ti sentivi un po’ abbandonata hai preferito startene per i fatti tuoi. Io un po’ ti capisco, ma davvero credi sia questa la soluzione?
È vero sai, le cose cambiano, il tempo passa, i figli crescono, ma tu rimani un punto di riferimento e hai uno spazio prezioso nel cuore di tutti, anche se sempre di più fanno fatica ad ammetterlo. Ti prego, torna!
La besciamella è un miracolo. Di riso non lo so. Qui c’è solo da piangere. O da starnutire perché il lattosio non lo digeriscono più.
E la sfoglia senza glutine?
E il ragù? Sì, l’ultima volta avevi i carciofi per accontentare tutti, lo capisco, mi sembra giusto. Ma qui mi sta sfuggendo qualcosa.
C’è stato un tempo in cui tutti noi che stiamo qui, dall’altra parte del bancone, in una padella o in frigo o, ancora piccoli, in un barattolo di ceci, pensavamo che il cibo fosse una cosa diversa.
Ci si sedeva a tavola per mangiare ed era quello il momento più importante e bello della giornata.
Tralasciando il fatto che si mangia più spesso fuori o in ufficio o così giusto per, e accettando pure che ora il sottoscritto sia diventato uno streetfood, e tu qualcosa di rivisitato malamente per rimpiazzarti, fa parte del gioco, ma a me sembra che tutti abbiano un po’ paura di noi.
C’è troppa intolleranza.
E forse, ci pensavo l’altro giorno mentre sbirciavo il telefono del tipo dell’hummus, c’è anche molta pressione per colpa di tutte queste foto: non ci possiamo più permettere due rilassatissimi chili in più.
E poi questa scemenza dei carboidrati? Ma dai. Neanche fossimo in un libro di Stephen King.
Ho capito cosa sta succedendo, è come una storia d’amore in cui di amore ce n’è poco.
Mancano la cura e la dedizione di un tempo, manca la voglia di fare sul serio. E così quello che ci rimane in mano è qualcosa che non ci piace, che ci fa stare male, che di vero ha molto, molto poco (non poco come l’olio che vorrei per sembrare più dorato ai tuoi occhi).
Già, perché l’amore, come il cibo, è relazione.
È un insieme di sapori, dolci, salati, amari, aspri, speziati. È ricerca, è scelta, è pazienza, è unione.
Il tuo pranzo della domenica ritornerà, fidati di me, ne hanno bisogno tutti. Non possiamo sempre mangiare cose diverse e per i fatti nostri. E anch’io forse un giorno non verrò chiamato in causa per ogni kebabbaro all’incrocio, perché anch’io ho una lunga storia da raccontare, e una tradizione che mi appartiene, e di cui vado fiero. Ma te ne parlerò più avanti.
In ogni caso, davvero, ripensaci.

F.

Francesca

Ciao, mi chiamo Francesca. Sono nata il 25 febbraio e per mestiere vivo da vent'anni in un cassetto di sogni stropicciati. Le farfalle che abitano il mio stomaco passano di tanto in tanto a trovare i pensieri nella mia testa, dove vivono a forma di palloncini. Ho due cuori, uno è un battito di ciglia, l'altro un prisma con venti facce triangolari. Ho guardato a lungo uno specchio che mi ricordava quella che sembravo e non quella che ero, ma da oggi voglio navigare senza le vele. Lontano.

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14 Discussion to this post

  1. claudio ha detto:

    Francy, c’entra forse il bar dell’indiano con questa lettera??scherzi a parte è proprio vero, le cose cambiano, il tempo passa e i figli crescono; io sono single ma con il mio lavoro è un controsenso, gli alunni più piccoli (quelli di seconda) li chiamo sempre bimbi miei (soprattutto per addolcire i rimproveri quando li faccio, purtroppo capita).
    Sono d’accordo anche sul fatto che oggigiorno manca la voglia di fare sul serio.
    Buona notte, io aspettavo il tuo blog per coricarmi, oggi giornata piena (tra riunioni varie)

  2. Luisa ha detto:

    Bellissima questa tua descrizione dell’amore, quello vero. Io credo solo nell’amore universale perchè quello convenzionale, tra due persone, quasi sempre fa stare male, spesso l’amore non esiste e si sta insieme per abitudine, per paura dei cambiamenti, perchè uno dei due non capisce che stare insieme non ha alcun senso e magari fa stare male l’altra parte della coppia che non può decidere. L’amore vero sembra sia un’utopia da realizzare ma non lo è, non è difficile ma per questo, come hai scritto tu ”ci vuole relazione” ma spesso nella coppia solo da una parte si ha questo atteggiamento mentre dall’altra c’è l’opposto di tutto ciò: insensibilità, egoismo, distacco, voglia di fare stare male, di togliere la libertà, mancanza di condivisione e di sentimenti veri. Meglio stare da soli che vivere tutto questo. Una cosa – anche se tutte colpiscono tanto – che mi ha colpito moltissimo leggendo tutti i post di questo tuo meraviglioso blog è che piangevi sempre; mi dispiace tantissimo per questo: le lacrime di quando si è piccolissime e giovanissime segnano per sempre, fanno stare male, insegnano molte cose ma in quegli anni non si dovrebbe mai piangere per cose che fanno soffrire ma solo di gioia; ti auguro che tutte quelle lacrime si trasformino in sorrisi e felicità. Io piangevo sempre sin dall’infanzia e fino alla fine dei miei vent’anni, anche se ogni tanto lo faccio ancora, perché avevo capito di non avere nessuna speranza nella vita ed il tempo purtroppo mi ha dato ragione, avevo tantissimi pensieri più grandi di me sin da piccolissima, per il non credere a delle cose nelle quali a quelle età si dovrebbe credere, tantissime cose mi facevano soffrire che non dipendevano da me, che non accettavo, che non ho mai potuto cambiare e solo una persona che avrebbe fatto di tutto per ”farmi avere cura di quella che ero e sono, di ciò che sentivo e di ciò che volevo” come avrei voluto ma non poteva fare nulla e poi per indole sin da piccola ero troppo timida, insicura, introversa, pensierosa e sensibile, tutte cose che necessitavano di diminuire vivendo ed anche con l’aiuto delle persone vicine ed invece è accaduto l’opposto. Quando succede tutto questo si cercano risposte, conforto e speranza ovunque; io li ho cercati nel mio continuo pensare, nella fede, nelle piccole cose che ho sempre amato ed anche in tutte le forme d’arte: nei libri, nelle canzoni, nei film, nelle vite e nelle opere degli artisti. A 14 anni piangevo più di prima ed ascoltavo ogni giorno ”Lacrime di gioventù” di Eros Ramazzotti, poi l’anno successivo uscì ”Fidati di me” di Laura Pausini e nel 2007, quando avevo l’età che tu hai adesso, uscì “Fragile Giulia” di Paolo Meneguzzi: in esse si parla di un mondo che fa soffrire nel quale ci si sente “soli anche tra un milione di persone, sbagliati, diversi” e se ne vorrebbe un altro, delle cose che lasciano perplessi, del voler vincere almeno una corsa perché si é consci dell’aver perso troppo nella vita, di guai, di una via d’uscita che non c’è e per questo ci si chiede sempre perché, di paure, di una vita e di persone che non vorrebbero che scoprissi chi sei, del credere di avere un futuro e non un muro davanti a sé, del non buttarsi via, di fragilità, di un’assurda insicurezza da combattere, di chi parla sempre e non ascolta mai, di un mondo e di un sogno che non ci sono, che a volte possono esistere solo nella fantasia e nel proprio modo di vivere le cose per quello che si può, del non nascondersi e rendersi invisibili ovunque, della voglia di aiutare in qualche modo chi soffre; sono canzoni che mi davano speranza, conforto, coraggio. Sarebbe stato meraviglioso se avessi potuto sin da quando piangevo sempre ascoltare tutte le tue canzoni, leggere quello che scrivi, ascoltare ciò che dici perché in queste cose c’è tutto: c’è tutto quello che chi ha sofferto tantissimo – è molto sensibile ed ha un modo diverso di vivere e vedere tutte le cose della vita e del mondo – ha vissuto, quello che pensa, le cose nelle quali crede, quello che vorrebbe, ciò o chi fa o farebbe stare meglio, il mondo ”che è quel che è” e quello che si vorrebbe, la descrizione delle persone che fanno soffrire e di quelle che forse prima o poi e in qualche modo ”cureranno le ferite”, quello in cui spera o ha sperato, conforto, coraggio, consigli, la positività che ricerca in tutto perché ha avuto sempre sopra di sé un ”cielo nero”. Complimenti per tutto quello che fai, per come sei e per come vivi! Buon quarto anno di conservatorio: andrai alla grandissima, come in tutto e come sempre! Merci beaucoup! Ciao Francesca. Una tua fan per sempre.

  3. Scarpetta ha detto:

    Lav u

  4. Tiziana ha detto:

    Francesca, la penso anch’io come Falafel, questa non e’ la soluzione e pertanto preferisco metterci un pizzico di amore tra gli ingredienti di pranzi e cene. Mi riconosci perché sono quella con la luce accesa a tarda ora in cucina, che prova ad imitare la lasagna della mamma (e mille altre cose ;)) e mentre prepara pensa che non verrà mai bene come l’originale perché l’acqua e la farina sono diversi già a 600 km giù a sud. Però è importante farlo. Ma poi senza carboidrati che tristezza. Notte dalla mia cucina.

  5. Maria Grazia ha detto:

    Ciao cara Francesca. È vero che l’amore,come il cibo, è relazione e che non c’è più cura e dedizione per le cose quotidiane. Nel frattempo sono qui per “ascoltare” questa lunga storia da raccontare. Grazie per questi tuoi racconti che sicuramente fanno sorridere rendendo più leggeri i pensieri. Buonanotte 😘

  6. Patalice ha detto:

    …a tratti trovo spaventoso che le cose cambino così velocemente, in cucina come in molti altri ambiti…
    faccio mia una meme che si trova sui social: che disgrazia i bambini di domani, che 90 su 100 si ritroveranno con la nonna vegana…

    tristisssssssima verità?

  7. Scrocchio94 ha detto:

    🙄…

  8. Matteo Rosati ha detto:

    Bellissima. Mi ha fatto sentire nostalgia e paura allo stesso tempo, e tutto il gusto di queste cose quotidiane. Sei una grande artista

  9. albino (alby peachy) ha detto:

    come sempre ,cara francesca, mi piace come scrivi, come pensa,e mi affascina sempre piu” questo tuo nuovo modo di raccontare la vita, le storie di tutti i giorni, usando simboli,oggetti , cibi ecc….. sei fantaatica , unica , semplice…mi piace leggerti , mi piace riflettere con te , ed il bello e’ che , nonostante la tua giovane eta”, fai paragoni con il passato e lo associ al presente , e questo fa vivere in me momenti di gioventu’ , belli da ricordare. grazie francy.. un bacio .

  10. love is better ha detto:

    ciao francesca….<3 🙂 non ti chiedo come stai perchè spero sempre di vederti sempre con il sorriso piu bello e grande che ho mai visto…
    https://www.youtube.com/watch?v=I5cL3rpp4SU

    l'importante che l'amore esiste sempre, uno te lo può dire a parole sue… non avrà la possibilità di dirtelo sempre e come vorrebbe lui ma basta che una parola riesca ad arrivare a scaldarti un pochino il cuore per farti capire che non lascerà mai la tua mano…
    ti diranno di non credere, ti diranno che potresti usare il tuo tempo in modo diverso…. ma sono sicuro che di cazzate a volte tra 2 persone non ce ne sono.
    se guardi un albero abbraccialo fallo un po per me e non lasciarlo mai 😉 e lui ti soffierà nell'orecchio una dolce parola marmellosa che ti dirà soltanto 1 cosa…. i will wait… <3

  11. claudio ha detto:

    Luisa, non la ricordavo più la canzone di Meneguzzi, grazie per averla nominata

  12. Pietro ha detto:

    Ciao francesca, ti dico una cosa: l’ultima tua c
    anzone, vulcano, è bella e mi fa rilassare.

  13. Scarpetta ha detto:

    FoodOra 🥘

  14. Birretna ha detto:

    Mancheteaunpõ

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