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Behind the wall

bluedem

Ieri niente blog. Volavano, perlopiù pindaricamente, già troppe parole sul web.

Questo è un piccolo cassetto, da sempre riempito con sogni, pensieri, ideali, flussi di coscienza, ricordi e colori, niente di più, niente di meno. Ci sono cose che non serve raccontare, posizioni che non è necessario prendere, perché c’è un’altra pasta qui dentro, è come un marciapiede che anziché di cemento, è fatto col didò. Malleabile ed evasivo. E, appunto, colorato.

Ma facciamo che io oggi, come sempre, abbia scelto una tonalità per i miei calzini stropicciati, abbia deciso che il pensiero morbido e profumato sarà fatto con della plastilina azzurra, perché dopo tutto quel rosso ho preso un po’ di paura. Poi, come tutte le cose fatte col pongo, riprendete in mano questo pensiero, spezzatelo, cambiategli la forma, buttatelo, rielaboratelo.

A scuola ho studiato gli antichi greci, con tutte le loro pare mentali, ma anche tutte le loro meravigliose idee. Bene, la parola democrazia, ti insegnano così, deriva da δημοκρατία, dèmos + cràtos, ma non è potere al popolo, che vuol dire? Che ognuno fa quello che gli pare e piace senza cura di nessuno? No. E’, semmai, un popolo che partecipa attivamente alla cosa pubblica, che è interessato, al proprio benessere e a quello della collettività, che esprime la propria opinione, che è libero, che ha diritti doveri, che si assume le proprie responsabilità. Io mi chiedo però quanto sia stata abusata questa parola, che esprime cose bellissime, che è un concetto pazzesco, ma ce lo siamo dimenticati, l’abbiamo buttato sotto il tappeto mentre spazzavamo per terra perché era comodo così. E mi ha fatto riflettere lo scoprire che la democrazia sì, è attribuita come ideazione ai greci, in particolare agli ateniesi, ma, probabilmente, i primi pensieri di democrazia sono avvenuti, così dice l’amico Erodoto, storico del tempo (un po’ relativista), anche in Persia, l’attuale Iran.

Otane, Megabizio e Dario si sarebbero seduti attorno ad un tavolo, discutendo e proponendo ognuno la propria idea per combattere una specie di usurpatore, dicendosi sostanzialmente “ehi, ma tu che assetto daresti alla Persia? Che ne pensi di un governo di uno solo?” “Io la penso così, meglio un governo di pochi”, “io invece così, un governo di molti, un governo democratico”. Vabbè, alla fine non si capisce bene e viene attuata la monarchia ma è carino pensare che tre persone migliaia di anni fa si siano viste per decidere che fare e abbiano pensato ad una pseudodemocrazia.

C’è chi è contento di quello che è successo, c’è chi piange, c’è chi ride, c’è chi è molto arrabbiato. Ogni sentimento, condivisibile o meno, va rispettato. Ho 21 anni e mezzo, non sono americana, ma abito in un paese più importante che si chiama Mondo. Qualcosa cambierà per forza, nel bene o nel male, ma ieri quando mi sono alzata e ho guardato e letto le notizie, ho visto solo parlare degli U.S.A., e praticamente nessuno, sostanzialmente nessuno, si è ricordato che giorno fosse ieri.

9 novembre. 9 novembre 1989. Io non c’ero ancora, mio fratello aveva quattro anni, ma tutti, tutti quanti, anche chi è nato dieci anni fa, deve sapere, deve ricordare, che giorno storico e importante è stato. Il crollo del muro di Berlino. Un muro che ha separato fisicamente ma soprattutto politicamente un paese, delle famiglie, delle idee, prima unite.

A 27 anni dalla caduta di un muro, ne abbiamo costruiti molti di più. E non nascondiamoci, anche in Italia.

A 27 anni dalla caduta di un muro terribile, ancora non abbiamo capito, e abbiamo dimenticato.

Prima di riprendere questo pezzo azzurro di didò e di cambiare forma e colore, voglio aggiungerci solo un’altra cosa, e ve la chiedo, perché non riguarda l’altra parte dell’oceano, riguarda noi, come persone che stanno insieme in un cassetto, sì, ma soprattutto in uno stivale.

Perché dobbiamo passare la nostra vita a dividere? Perché dobbiamo vedere la diversità come un difetto anziché uno spunto per ampliarsi e arricchirsi? E come si può scegliere e preferire chi si pone in questo modo? A cosa serve?

E’ davvero necessario basare la propria forza sulla (presunta) debolezza altrui? E’ davvero necessario urlare e criticare, o è meglio costruire qualcosa di buono? E’ davvero necessario voler cadere sempre in piedi con furbizia mascherando le proprie incoerenze, anziché agire in maniera onesta?

Pensavo che la parola “politica” fosse quasi un tabù, in realtà deriva da πόλις, che è città, da cui deriviamo tutti noi, i cittadini. E forse è questo essere democratici, ecco cos’era quel potere al popolo, cioè che tutti possiamo fare politica. Ma non serve starsene in camera o in senato o in qualsiasi altro luogo del genere, e non mi riferisco (anche se ovviamente è possibile) al fatto che ognuno di noi possa aspirare a diventare un politico o lo diventi davvero, non serve.

Tutti faremo politica dal preciso momento in cui ci renderemo conto che il problema di qualcuno è anche un problema nostro. Dal preciso momento in cui ci renderemo conto che il sogno di qualcuno lo vogliamo sognare anche noi. E vorremo davvero fare in modo che si avveri.

Allora lì non ci sarà più bisogno di fomentare l’odio, non ci sarà bisogno di scrivere cattiverie ed elencare tutte le differenze che abbiamo tra di noi nel modo di pensare, credere, amare, vivere.

Sì, forse è utopico. E sono giovane, quindi non biasimatemi. Ma mi hanno detto che l’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare. (Eduardo Galeano)

 

 

Francesca

Ciao, mi chiamo Francesca. Sono nata il 25 febbraio e per mestiere vivo da vent'anni in un cassetto di sogni stropicciati. Le farfalle che abitano il mio stomaco passano di tanto in tanto a trovare i pensieri nella mia testa, dove vivono a forma di palloncini. Ho due cuori, uno è un battito di ciglia, l'altro un prisma con venti facce triangolari. Ho guardato a lungo uno specchio che mi ricordava quella che sembravo e non quella che ero, ma da oggi voglio navigare senza le vele. Lontano.

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9 Discussion to this post

  1. claudio scrive:

    Io avevo 14 anni e andavo in quarta ginnasio, lo ricordo bene!bello che ti sia ricordata di questa data importante in un periodo incerto per la nostra storia!non mi addentro in discorsi politici, ma credo tu capisca a cosa alludo!purtroppo spesso la politica finisce con il degenerare, bella analisi la tua Francy, muri ce ne saranno sempre, dobbiamo cercare di abbattersi.

  2. claudio scrive:

    abbatterli, scusa errore di battitura

  3. Me scrive:

    The blog is so perfect

  4. Paolo scrive:

    Lettera a Francesca

    Ho visto la tua foto al pianoforte dal titolo:
    “non contano le parole, conta la musica”
    e mi è preso un colpo!

    Tu avevi sette anni.
    Eravamo in 20 milioni in quel momento incollati alla tv.
    Dopo la prima strofa ho abbassato le spalle, ho abbandonato il respiro e
    ho realizzato: “ok Roberto (Benigni), ok Nicola (Piovani) mi arrendo,
    sono pronto, rapitemi per tre minuti e fatemi volare leggero come l’aria,
    strapazzatemi l’anima e poi rilasciatemi in questa stanza,
    su questa sedia con gli occhi lucidi e il cuore in mano.
    L’ho cercato quel video, l’ho trovato, l’ho rivisto.
    Se l’hai citato forse l’hai visto anche tu; che effetto ti fa?
    Se chiudi gli occhi non ti porta lontano?
    “ In amor le parole non contano, conta la musica “

  5. Albino d'adda scrive:

    che dire,hai 21 anni e mezzo cara francesca,e hai espresso una cosa giustissima,27 anni fa si e’ abbattuto il muro di berlino,poi invece se ne sono costruiti altri,nelle nostre menti,nei nostri pensieri…uomo contro uomo,bianco contro nero ,etrero contro omosessuale,e chi piu’ ne ha ne metta…non si riesce proprio a condividere,a unire,a realizzare quel bellissimo slogan di via scalabrini3 ”piu’ ponti meno muri..basta poco per un mondo migliore,e io dico una cosa importante per me,basterebbe leggere un libro,e i muri verrebbero abbattuti all’istante,parla di amore,amore vero,amore verso il prossimo,amatevi come io ho amato voi,questo libro si chiama ”vangelo”…..basta poco per abbattere i muri..e concludo con la frase piu’ bella che ho letto oggi qui….IO ABITO IN UN PAESE PIU’ IMPORTANTE ,CHE SI CHIAMA MONDO,anch’io francesca voglio vivere nel MONDO,,,piu’ ponti,meno muri….grazie,ti voglio bene .in quello sfondo iniziale ho visto,oltre al mio colore preferito,l’azzurro dei miei occhi,e venditti in una canzone diceva”occhi azzurri per vedere questo amore,grande grande grande….lui la chiamava ”preghiera laica”…un grande e bellissimo blog

  6. ClaudioA scrive:

    La cosa che mi spaventa di più è che è solo una parte del quadro, una parte centrale sotto gli occhi di tutti, ma solo una parte. Perchè in fondo, concentrandosi sul caso specifico, si possono andare a trovare le cause “tecniche” del come e perchè è successo e la cosa finirebbe lì. Ma guardando al quadro generale, al panico che si sta diffondendo un po’ ovunque ricostruendo i muri distrutti con tanta fatica, è orribile notare come si faccia così presto ad abbandonare tutte le belle cose imparate e conquistate per rinchiudersi di nuovo nella mera paura, istintiva ma irrazionale e sbagliata perchè rappresenta una sconfitta per l’umanità. Il destino del mondo è l’unione e questa non è un’opinione ma un’evoluzione naturale: si è partiti con le città-stato, si è rrivati agli imperi, per poi tornare agli stati e ora alla globalizzazione, e il processo è destinato ad andare ben oltre l’orizzonte che i nostri occhi (e i nostri telescopi) possono osservare. Vico parlava di corsi e ricorsi storici, e in effetti a volte sembra necessario dover fare qualche passo indietro per rilanciarsi in avanti con più decisione, ma bisogna stare a non indietreggiare troppo e rischiare di scivolare giù. 🙁

  7. Stefano scrive:

    Ciao Francesca, è difficile aggiungere altro ad un pensiero così bello. Io volevo solo condividere il ricordo di quel 9 novembre 89. All’epoca ero un ragazzino, intento a vivere il presente senza pensare molto al futuro, a vedere un po’ da spettatore le cose che succedevano nel mondo. Preoccupato di finire i compiti e dell’interrogazione del giorno dopo a scuola. Mi ricordo che quella sera me ne stavo nella mia cameretta quando ad un tratto sentii mio padre che stava in soggiorno chiamarmi: “Stefano, Stefano, vieni, corri!” Io corsi di là e vidi mio papà davanti alla tv che guardava il telegiornale. Vidi delle scene bellissime, gente che si abbracciava, baciava, faceva festa, attorno alle macerie e ai resti di un muro che in pratica non esisteva più. Poi mi voltai e vidi mio padre prendere dalla tasca il fazzoletto per asciugare le lacrime che gli scendevano dagli occhi. Mi guardò e mi disse: “oggi è una giornata storica! Spero sia l’inizio di un mondo migliore per voi giovani”. Me lo ricordo come se fosse ieri ma in realtà sono passati 27 anni. In pratica finiva la guerra fredda che per tanti anni tenne il mondo con il fiato in sospeso sull’orlo di una guerra che avrebbe distrutto tutto e tutti. Tante cose sono cambiate da allora, alcune migliorate altre peggiorate, dei problemi sono stati risolti ed altri ne sono sorti. Ma non smettiamo di camminare! Se sarà necessario costruiremo nuovi ponti e abbatteremo i muri.
    Non mi dilungo oltre. Riprendo in mano la plastilina, te la restituisco e ti ringrazio con tutto il cuore per avermi fatto rivivere quei momenti emozionanti che da anni erano rimasti chiusi, stropicciati, in un cassetto della mia mente.
    Sei una persona speciale!
    Un abbraccio
    Stefano

  8. Massimo scrive:

    Esprimi pensieri profondi che inducono a riflettere, ma tu sei più una tipa da Chinotto o Coca-Cola ? (Scherzo) vorrei capire come vivi se conduci una vita quasi normale come le altre ragazze di vent’anni o una vita da copertina, fai solo un lavoro un po’ diverso con giornate appaganti che ti danno soddisfazione per quello che fai oppure a volte non ti alzeresti dal letto per uscire di casa.

  9. GiovanniC scrive:

    Voglio essere sincero, io non molto tempo fa non ero lontano da certi concetti trumpisti.
    Se devo trovare una risposta alle tue domende credo sia Paura. Del diverso, del poter perdere qualcosa, di ciò che non si conosce e ciò che va al di fuori della logica “comune”.
    Perchè si, siamo diversi, ma siamo anche Simili. Siamo tutti esseri umani e miriamo all’amore (forse ho parlato troppo, ma diciamo che vogliamo tutti essere felici), poi forse, se capiamo questo, le diversità verranno viste come cose belle

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